FONDAZIONE > CULTURA DELLA CURA

Fondazione Sospiro sceglie uno stile di servizio che punta sulla “qualità della vita” delle persone: centralità dell’ospite, promozione della vita, costruzione di relazioni significative con le persone e la sua famiglia vogliono essere le modalità entro cui si svolge un rapporto intenso, capace di dare serenità e fiducia a soggetti spesso soli ed in difficoltà.
Superare il modello sociale Istituto è il senso vero della sfida aperta a Sospiro. Una sfida importante naturalmente ma con aspetti che forse vanno ben al di là della pur importante realtà locale, per investire direttamente i modelli di welfare locale e regionale.
Un progetto sociale, prima ancora che un layout tecnico: il punto di partenza è un’idea di cittadinanza, di dignità sociale, di benessere, di libertà, di welfare e di sviluppo sociale.
Il cantiere aperto a Sospiro ha due obiettivi di fondo.
Il primo e più importante è quello di ridisegnare la funzione di Sospiro (il prodotto sociale), secondo modelli coerenti con la domanda sociale, gli standard e i cambiamenti del nostro tempo.
L’interrogativo vero è capire se il welfare (presente e futuro) deve ancora prevedere grandi contenitori indifferenziati, inevitabilmente esposti al rischio di isolamento, di segregazione sociale, di spersonalizzazione e di derive paternalistiche.
L’autoreferenzialità, infatti, è il peggiore dei fallimenti delle politiche di welfare!
Andare oltre il modello ospedale – altro asse del Piano Strategico -, invece, significa, da un lato, cercare una precisa identità sociale per la long term care e per i modelli di residenzialità, il più vicino alla casa e il più distante possibile dall’istituto: la RSA non è un ospedale e non può essere in alcun modo declinata su quei ritmi e su quei paradigmi. La sua funzione sociale è decisamente un’altra.
Dall’altro significa ribaltare il modello consolidato dell’area disabili: la disabilità non è una malattia da guarire, ma una condizione di vita da interpretare al massimo delle potenzialità. In questo senso l’approccio delle capacità di Amartya Sen è il riferimento più forte disponibile.
Un progetto che si è fin qui alimentato con un rapporto crescente con la società e il territorio: con i Sindaci, con il terzo settore, con il sindacato, con i Medici di famiglia.
Un grande sforzo di mettere in rete questa realtà: di inserirla nei circuiti del sapere contemporaneo, a partire dal rapporto con l’Università.
Aprire le porte, investendo su nuove linee (domiciliarità, territorio, ambulatoriale etc) è non solo un modo per uscire all’esterno, ma anche e soprattutto quello di cercare una nuova sintonia con la società e le famiglie di oggi.
Il 14 settembre 2005 Fondazione Sospiro ha inaugurato l’atelier permanente “Manica Lunga – Officina Creativa”. L’inaugurazione è avvenuta in gemellaggio con il CREHAM di Liegi e ha aperto una mostra caratterizzata da due monografiche di Anny Servais (artista di punta del Creham) e di Antonio della Valle, ospite di Fondazione Sospiro e figura emergente a livello europeo nel campo dell’outsider art.
E’ solo un esempio –anche se quello di maggior successo- degli innumerevoli sforzi che Fondazione sta compiendo per aprirsi alla società e al territorio.
E per cambiare davvero.

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