FONDAZIONE > STRUTTURA
Fondazione Sospiro si inquadra in tutta quella serie di iniziative,
nel campo della carità e dell’assistenza, che nacquero in Provincia
di Cremona tra Ottocento e Novecento, grazie alla generosità sia di
laici che di religiosi.
Queste realtà si erano rese necessarie a causa delle condizioni di grave
miseria della popolazione, le cui condizioni di vita erano inscindibilmente
legate alla particolare struttura dell’organizzazione agraria.
La precarietà dell’esistenza dei lavoratori delle campagne e le
considerazioni circa gli oneri che il Comune di Sospiro doveva allora sostenere
per il ricovero dei cronici negli Ospedali Maggiore e Ugolani Dati di Cremona,
nonchè per i sussidi erogati per la loro assistenza domiciliare, fecero
nascere l’idea di istituire in loco uno “spedale per cronici”.
Si formò allora un Comitato composto da nobili, proprietari terrieri,
borghesi, religiosi e amministratori pubblici per l’acquisto del Palazzo
Cattaneo – Ala Ponzone. Lunedì 11 gennaio 1897 avvenne l’inaugurazione.
In attesa di perfezionare l’acquisto di detto Palazzo, si utilizzò parte
del Municipio di Sospiro e solo nel 1902 avvenne il trasloco definitivo.
Ad occupare per primi i letti del nuovo ricovero furono 35 malati cronici provenienti
dal territorio della provincia di Cremona ma il numero dei degenti era destinato,
ben presto, ad aumentare. Nel 1905 vennero trasferiti a Sospiro i primi dementi
tranquilli provenienti dal manicomio provinciale.
Con Decreto Reale del 1° novembre 1909 il ricovero venne eretto in Ente
Morale e fu approvato il relativo Statuto che rispecchiava il carattere laico
e liberale dell’Italia giolittiana. Un solo membro del Consiglio di Amministrazione
era, di diritto, nominato da un’autorità religiosa: il Vescovo
di Cremona.
La parentesi fascista, oltre che avere ripercussioni sulla riorganizzazione
dello Stato, incise pesantemente sulla vita e sull’attività dell’Istituzione.
Lo Statuto fu sensibilmente modificato. Innanzitutto per garantire la continuità degli
amministratori, che potevano così essere rieletti anche oltre i 4 anni
previsti in precedenza. La denominazione cambiò: da Ricovero Cronici
in Sospiro a Ospizio di Sospiro. Ogni accenno alla questione della libertà religiosa
scomparve e la nomina del Presidente venne sottratta al Consiglio di Amministrazione
e affidata al Prefetto.
Intanto il numero dei degenti continuava ad aumentare. Se nel 1907 i ricoverati
erano circa 150, nel 1927 erano già 450 e nel 1937 addirittura 585.
Nel 1935 l’Ente assunse la denominazione che conserva ancor oggi: Istituto
Ospedaliero di Sospiro.
In quegli anni si diversificò la tipologia degli ospiti ricoverati:
cronici poveri, pazienti non allettati, pazienti allettati, pazienti irrecuperabili
gravi, disabili giovani, psichiatrici e geriatrici sino all’attuale suddivisione
in 3 tipologie: anziani, portatori di handicap e disabili psichici.
Nel dopoguerra il numero dei ricoverati continuò a crescere fino a toccare
il massimo di 1427 nel 1961. Non fu estraneo a questo innalzamento l’obbligo
di ricoverare i profughi e gli sfollati, in seguito agli eventi bellici, bisognosi
di assistenza
Con l’entrata in vigore, il 1° gennaio 1948, della Costituzione Repubblicana,
il quadro legislativo che aveva regolamentato le I.P.A.B. fino ad allora mutava
radicalmente. Se prima era lo Stato ad occuparsi di assistenza e beneficenza,
l’art. 117 della Costituzione dava inizio al decentramento amministrativo,
trasferendo alle Regioni la potestà di emanare leggi in materia di beneficenza
pubblica e assistenza ospedaliera.
La legislazione statale contraddittoria che seguì fece in modo che l’effettivo
esercizio della delega, da parte delle Regioni, potè esplicarsi appieno
solo con la fine degli anni ’70.
Ma anche la legislazione regionale si caratterizzò, nei primi anni,
per l’incertezza e la frammentarietà delle norme, la sporadicità degli
interventi e la mancanza di un approccio scientifico alle problematiche del
settore socio-assistenziale.
La Regione Lombardia, alla quale l’Istituto Ospedaliero di Sospiro deve
naturalmente fare riferimento, solo nel 1986 emanò la Legge Regionale
n. 1, che unificava e integrava la normativa precedente, mirando finalmente
a uniformare il livello dei servizi sociali su tutto il territorio regionale.
La legge 1/86 prevedeva l’emanazione, con cadenza triennale, di un Piano
Socio Assistenziale, documento al quale tutto il sistema dei servizi socio-assistenziali
si sarebbe uniformato.
Per la prima volta veniva introdotto il concetto di standard, cioè di
parametri obbligatori che avrebbero permesso di garantire un livello adeguato
dei servizi. In particolare gli standard determinano il livello minimo di prestazioni
delle figure professionali indispensabili al servizio (medico, assistente sociale,
educatore professionale, animatore, infermiere professionale, terapista della
riabilitazione, operatore socio assistenziale) nonché le caratteristiche
che deve possedere la struttura nella quale i degenti vengono ricoverati. In
ossequio a tale normativa iniziava per l’Istituto, verso la fine degli
anni ’80, un periodo di grandi mutamenti strutturali. Contemporaneamente
il numero dei dipendenti si moltiplicava fino a raggiungere, ai giorni nostri,
le 700 unità.
La legislazione successiva si caratterizzerà per l’introduzione
di ulteriori standard, denominati di qualità, che vanno ad affiancarsi
ai precedenti.
Fondazione Sospiro è oggi una delle più importanti realtà di
servizio alle fragilità estreme, a livello regionale e nazionale.
Una realtà di circa 800 ospiti: 500 disabili intellettivi e psichici
e 300 anziani, con sede a Sospiro, una piccola comunità di 1500 abitanti,
a pochi chilometri da Cremona.
Fondazione Sospiro è struttura sita nel comune di Sospiro
in provincia di Cremona.
La provincia di Cremona si colloca nella parte sud est della Lombardia. Presenta
un territorio completamente pianeggiante, che oscilla tra i 20 e i 100 metri
sul livello del mare. Nell’ambito della provincia vengono distinte tre
zone che, pur estendendosi su territori fisicamente molto omogenei e presentando
caratteri socioeconomici piuttosto simili, hanno ciascuna una ben precisa individualità che
ha origine dalla loro storia e dalla diversa posizione rispetto alle varie aree
esterne alla provincia, che non mancano di esercitarvi una notevole influenza
(conurbazione milanese in primo luogo, area bresciana, bergamasca, parmense).
Le tre zone in questione sono il cremonese, il cremasco e il casalasco, i cui
centri principali sono rispettivamente Cremona, Crema e Casalmaggiore.
Le caratteristiche strutturali del territorio hanno favorito lo sviluppo dell’agricoltura
e hanno anche influenzato la dinamica e la distribuzione della popolazione. Sono
tipici della zona cremonese gli insediamenti di tipo rurale, composti da gruppi
di poche case sparse per la campagna, che in origine rispondevano alla necessità della
popolazione agricola di risiedere sopra o nelle immediate vicinanze dei terreni
da coltivare. La netta prevalenza del settore agricolo, durata fino a epoca recente,
e le modeste necessità degli agricoltori, non hanno favorito, di conseguenza,
la creazione e lo sviluppo di grandi centri con spiccate caratteristiche industriali
e commerciali. Su 115 comuni, solo Casalmaggiore, oltre a Cremona e Crema, supera
i 10.000 abitanti e, degli altri 112, ben 40 hanno una popolazione inferiore
alle mille unità. Visualizza la piantina.
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